Il debutto di Roberto Benigni diretto da Bertolucci: un incontro editoriale presenta gli esordi comici e blasfemi dell’attore toscano


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Mercoledì 12 luglio alle ore 18 il terzo appuntamento pomeridiano a Villa Trossi presenta il nuovo libro di Igor Vazzaz, edito dalla casa editrice pisana ETS, «Cioni Mario…» di Bertolucci Benigni per Roberto Benigni, la pièce del 1975 che segnò il debutto dell’attore e comico toscano sulla scena nazionale. Converseranno con l’autore Vazzaz lo sceneggiatore satirico Emiliano Pagani e il fumettista Daniele Caluri che insieme hanno dato vita al caustico personaggio di Don Zauker.

La ricerca accurata di Vazzaz nei documenti e nei filmati d’epoca, presenta il testo scritto a quattro mani da Bertolucci e Benigni come un’operazione inconcepibile per la neo-avanguardia della quale rappresenta un esito, seppure controverso: un attore solo in scena, immobile, e un turpiloquio feroce, comico, genitale, blasfemo. Eppure, in quel briccone divino con le fattezze di ragazzo toscano, nella lingua sporca di quel cupo pinocchio contemporaneo, sono fuse istanze disparate e urgenti: il tramonto della cultura rurale, l’inquietudine di un Novecento innervato di politica e psicanalisi, la gorgonica irriducibilità della maschera. Nel delirio solipsistico di questo “fool” scespiriano risuonano elementi eterogenei, a evocare Rabelais, Dostoevskij e Kafka. Ed è con l’alter ego di Cioni Mario che Roberto Benigni debutterà, non solo a teatro, ma anche al cinema e in televisione. Analizzarne questa prima incarnazione diviene, così, passaggio cruciale per comprenderne anche la successiva carriera, e questo volume vuol costituire un primo contributo in tal senso.

Igor Vazzaz, critico teatrale, docente a contratto presso l’Università di Pisa, si interessa di arti sceniche, musica e serialità televisiva. Autore di saggi e volumi sulla comicità toscana del Novecento, da Benigni a Benvenuti, da Monni a Lucia Poli (è cocuratore di Comicità negli anni Settanta. Percorsi eccentrici di una metamorfosi tra teatro e media, Pisa, ETS, 2005), è tra i fondatori della rivista lo sguardo di Arlecchino.